Time is running out

Time is running out
αιων παις παιζων πεσσευων παιδος η βασιληιη

venerdì 19 novembre 2010

I open at the close


"I open at the close"



Il primo film di Harry Potter mi introdusse in un mondo eccezionalmente fantastico, luogo unico, spettacolare, capace di creare l'atmosfera magica che ogni bimbo ha già in se, moltiplicandola ed espandendola. Questo grazie a quella materializzazione dei personaggi che, per quanto nitidi, rimarrebbero altresì vagamente sfocati nella mente di ognuno. Harry allora cominciò a prendere realmente forma: minuto- sul serio!- con quella scodella tagliata male da zia Petunia, un po’ diversa dalla zazzera indomabile descritta dalla Rowling, occhiali lucidi, mai sporchi, trasandato alla “londinese” insomma, il classico bimbo acqua e sapone. Così l’ho conosciuto e così l’ho ritrovato in perfetta tenuta da bravo scolaro con tanto di cravatta ben annodata al collo e quel grifone rampante cucito al petto. Chi a suo tempo non avrebbe desiderato poter addentrarsi tra i cunicoli di Diagon Alley, magari passando prima al Paiolo Magico per una Burrobirra, camminare e incantarsi dinnanzi allo splendore di una lucente Nimbus Duemila? Il fascino delle Scope che prima ci sembravano tanto sudicie da non essere nemmeno guardate, passava in secondo piano e, appunto, come per magia, ecco che tutti i bimbi a cavalcioni di una vecchia ramazza provavano a sollevarsi da terra per sfrecciare a tutta velocità alla ricerca di un boccino d’oro invisibile. Bambini, si, ma chissà: magari qualche mamma appassionata, leggi che ti rileggi al bimbo, ha provato lei stessa a prendere in mano quell’utensile, vedendolo non più come un arcigno compagno di spazzate in cucina, quanto piuttosto come moderno mezzo di trasporto. Si potrebbe andare avanti ancora molto, riempiendo centinaia e centinaia di pagine ininterrottamente ma, probabilmente, si perderebbe in tal modo l’incanto che ci era stato regalato dalle pagine del libro. Parliamo del film allora, la prima parte del gran finale. Since 2001. Diciamo che se la prima dipartita dal binario 9 e 3/4 avvenne nel lontano 2001, questo Venerdì mi è sembrato di viaggiare per la penultima volta verso l’amato castello protetto da incantesimi e persone. L'ultimo film, seppur ancora per metà, ha saputo regalarmi non solo l'emozione data da un semplice colpo di bacchetta o da uno sbattere d’ali di Edvige, dal volto a cavallo di una Firebolt o dal disgustoso sapore di una pozione polisucco, quanto piuttosto un sobbalzo improvviso trasmessomi dal terrore negli occhi dei sette Potter, dal sangue colante dal- fu-orecchio di George, dai tanto sospirati primi accenni della storia d’amore fra Hermione e Ron, dall’attacco violento di Nagini, dall’urlo appagato di un Avada Kedavra scagliato con gusto. Tutto questo e molto di più, si parla di foreste innevate, di ricordi persi, di speranze ancora vive seppur tremule. Piccolezze che tuttavia, lo ribadisco, hanno saputo tenermi con il fiato sospeso sino alla fine, sino all’ultimo respiro di Dobby, sino al lampo blu di un avido Voldemort conquistata la bacchetta di Sambuco. Un noto autore che, credo, abbia influito in qualche modo l’autrice disse che tutti i grandi una volta sono stati bambini, ma che pochi di loro lo ricordano. Forse perché nel fiore della giovinezza, forse perchè esaltata dalla semi-conclusione di quello che per me è stato il leit motif della mia adolescenza- altro che generazione Mocciosa!- questa incredibile saga è stata in grado ora, a diciannove anni, di farmi ritrovare ancora una volta quella cosa che negli anni si va ad assopire: la fantasia. Mi ha ricordato che una speranza, c’è sempre, si chiami Harry Potter, si chiami Prescelto o pinco palla.

Concludo il mio pensiero, contorto ed intricato come il labirinto del torneo tremmaghi. Se al tempo cominciò anche per me l'avventura tra i corridoi e le scale di Hogwarts, ecco che adesso, in quello che per me sarebbe il settimo anno, mi ritrovo comunque catapultata in mezzo alla foresta al fianco di Harry. Pronta a correre scagliando reducto e stupeficium a manca e dritta per proteggere ciò che va protetto a qualsiasi costo, il dono più grande. Mi riferisco non ai deathly hollows, quanto piuttosto alla virtù che deve possedere il padrone della morte: l’amore.


"I open at the close."

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