Time is running out

Time is running out
αιων παις παιζων πεσσευων παιδος η βασιληιη

lunedì 25 ottobre 2010

MILVA



Le città sottili


Di tante città forse Milva è la più strana.

Sporca, sbiadita e fredda. Priva di cure perché nata e vissuta nella velocità.

Bisogna camminare per giungervi, camminare molto e con passo lesto altrimenti si può perdere l’occasione e “puf”. Quella se ne va così com’è venuta. Milva non si sa come sia nata, forse per una pura casualità, forse per necessità, forse per un capriccio. Si narra che il noto guerriero di origini barbare, nonché fondatore di Milva, stanco dalle spossanti fatiche, sedutosi su di una pietra si riposasse. Poi si sa, da cosa nasce cosa: pianta una tenda qua, fai un rifugio di là, scava, su! le fognature mica si costruiscono da sole; arrivò l’inverno, poi la primavera, poi un altro inverno ancora e insomma. La gente è ancora lì a costruire. Se mai è consentito l’ingresso, è l’opprimente sensazione che gli edifici crollino addosso a porgere i primi saluti ai viandanti. Poi l’odore pesante del fumo ferroso e l’acre marciume a penetrare sin dentro le narici. La si vede e non la si vede dacché essa cambia sans cesse. Si è lì a bere un caffè e già il palazzo di giustizia comincia a colorarsi d’un plumbeo grigiore, mentre dietro ecco che s’erige una nuova cattedrale. Gli abitanti di Milva c’han fatto l’abitudine, ed di loro è assai nota la cordialità. Passano e via, niente saluti, niente sorrisi: la loro gentilezza sta nel non cominciare conversazione alcuna, perché mai vorrebbero privare i passanti di quel tempo che altrimenti verrebbe meno tanto a loro quanto agli altri. Milva é così: la si vive au jour le jour, non esiste la distinzione tra giorno e notte, il chiaro e lo scuro, il passato e il futuro, lì non c’è né l’oggi n’é il domani. A Milva vi è solo l’ora e l’adesso. Forse ci si è già passati e non ci si è nemmeno resi conto.